Partita Iva per liberi professionisti e freelance

Apri la tua Partita Iva come libero professionista freelance con noi.

Evita errori e ritardi che potrebbero compromettere l’avvio della tua attività professionale.

Al giorno d’oggi sempre più persone decidono di mettersi in proprio, e il primo passo da fare per diventare liberi professionisti coincide con l’apertura della partita IVA.

Se anche tu sei fra questi e il fisco non è il tuo forte, ti consiglio di affidarti fin da subito a dei commercialisti che conoscano bene la materia, come i professionisti dello Tributario Europeo di Matteo e Antonio Vena.

Vediamo ora come aprire la partita IVA passo dopo passo.


Quando non serve la partita IVA per un libero professionista?

Non sempre è necessario aprire la partita IVA. Infatti, qualora si decida di svolgere delle prestazioni di lavoro occasionali, non occorre aprirla.

Tali forme di lavoro riguardano quei rapporti lavorativi che si instaurano in modo saltuario fra un datore di lavoro e un prestatore d’opera, i quali tuttavia devono rispettare delle regole e rientrare entro determinati compensi. 

Cosa significa essere un libero professionista?

Chi sono i liberi professionisti? Sono lavoratori autonomi in possesso di partita IVA che svolgono professioni le quali potrebbero essere svolte anche sotto forma di lavoro dipendente.

Di solito si tratta di lavori di natura intellettuale che la maggior parte delle volte prevedono anche l’iscrizione ad un determinato albo, quali ad esempio avvocati, giornalisti, consulenti, medici,  web master e molti altri ancora.

Hai dei dubbi su come muoverti e quale tipo di P.Iva aprire?

Cosa si intende per freelance

L’apertura della partita IVA per un libero professionista è pari a zero, poiché non sussiste l’obbligo dell’iscrizione alla camera di commercio.

La procedura può essere effettuata sia online che offline. Se si decide di farla offline, ci si deve recare presso una sede dell’Agenzia delle Entrate.

Per risparmiare tempo e stress puoi affidarti al mio studio, possiamo occuparci sia dell’apertura della tua Partita Iva sia della successiva gestione contabile della tua attività come freelance.

Quanto costa mantenere aperta la partita IVA

I costi annuali a cui bisogna adempiere per lavorare con la partita IVA possono essere racchiusi in due macro gruppi:

  • quello relativo alla contabilità (nel quale è compresa la dichiarazione dei redditi);
  • quello relativo ai contributi previdenziali.

Quale regime scegliere

Quando si decide di aprire la partita IVA, è possibile scegliere con quale regime farlo: forfettario o ordinario. In questa fase è molto importante non commettere errori di valutazione.

Il regime forfettario è un regime agevolato e fortemente consigliato per i liberi professionisti che hanno da poco iniziato a lavorare come tali.

Hai dei dubbi sul miglior regime fiscale per liberi professionisti e freelance? Contattami

Questo però costringe il professionista a non superare una certa soglia di reddito annuo pari a €65.000, oltre la quale bisogna obbligatoriamente passare al regime ordinario. Vediamoli entrambi nel dettaglio.


Partita IVA con regime forfettario

Il regime forfettario ha preso il posto del regime dei minimi nel 2016, anno in cui quest’ultimo è stato abolito con la Legge di Stabilità.

Il forfettario, rispetto al suo predecessore che era nato per lo più per i giovani under 35, non prevede limiti di età e di durata. L’unica limitazione presente l’abbiamo già vista poc’anzi e riguarda la soglia del reddito annuo che non deve superare i €65.000.

Fra i diversi vantaggi per chi decide di adottare tale regime vi è quello dell’esenzione dalla fatturazione elettronica, e quello di pagare il bollo sulle fatture solo se di importo superiore ai €77,47. In più le fatture vengono emesse prive di IVA.

Nel regime forfettario l’imposta sui redditi viene calcolata con un’aliquota pari al 5% ma solo per i primi 5 anni di attività, per passare poi al 15% dal sesto anno in poi.

Purtroppo però, in questa tipologia di regime non è possibile dedurre le spese e quindi scaricare i costi come avviene in quello ordinario, poiché l’imponibile che viene tassato rappresenta solo una percentuale (definita attraverso un coefficiente di redditività) del fatturato.


Partita IVA con regime ordinario

A differenza del forfettario, il regime ordinario viene adoperato da chi ha entrate superiori ai €65.000 annui. Ed è particolarmente indicato per i professionisti con attività che prevedono molte spese, poiché permette di scaricarle (quali ad esempio telefono, pc, ecc.).

Con tale regime le tasse da pagare sono le seguenti:

  •  l’IRPEF (imposta sul reddito delle persone fisiche);

  •  le addizionali IRPEF regionali e comunali; 

  • l’IVA (imposta sul valore aggiunto);

  • l’IRAP (imposta regionale variabile sulle attività produttive).

Partita iva per liberi professionisti: Il sistema contributivo

I freelance con partita IVA devono pagarsi i contributi INPS, i quali sono diversi in base alla categoria professionale di riferimento.

Per la gestione separata INPS dei liberi professionisti con regime ordinario che sono privi di una cassa previdenziale di riferimento, bisogna pagare un’aliquota pari al 25,72%.

Invece per i professionisti con regime forfettario i contributi vengono calcolati sul reddito applicando un’aliquota del 25,72%.

I pagamenti verranno fatti a consuntivo e non sono previsti minimali contributivi.

Partita Iva per freelance e liberi professionisti: obbligo fatturazione elettronica?

Con la Legge di Bilancio del 2018 è stata introdotta la fattura elettronica, col fine di impedire l’evasione fiscale cercando di rendere tracciabili tutte le operazioni di compravendita.

Questa è entrata in vigore però solo dal 1° gennaio del 2019, divenendo obbligatoria per i liberi professionisti e le imprese aventi regime ordinario.

La fattura elettronica può essere definita come un documento informatico preimpostato che deve essere compilato attraverso un dispositivo mobile di comunicazione come tablet, smartphone o pc.

 E successivamente deve essere trasmesso in modalità telematica all’Agenzia delle Entrate.

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